Giustizia, Pace, Integrità del Creato
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Namibia. Il disinganno

Antenne suisse 07.04.2012 Christine von Garnier, Afjn Traduzione di: Jpic-jp.org

Durante il decennio 2010, molti Paesi africani celebrano i loro 50 anni di indipendenza. Namibia per il clima e la ricchezza era il simbolo di un paese con un futuro brillante. Ha realmente saputo approfittare delle opportunità che aveva al momento dell’indipendenza?

Il 21 marzo scorso, la Namibia ha festeggiato il 22° anniversario della sua indipendenza celebrata nel 1990 con la presenza dei 600 berretti blu di medici svizzeri. La sua stampa indipendente non ha mancato di fare un bilancio critico, a volte virulento, del Paese che sembra prigioniero di un folle vento commerciale e minerario (uranio) nocivo per il paese. Ha realmente saputo approfittare delle opportunità che aveva al momento dell’indipendenza? Clima gradevole, risorse naturali abbondanti (pesce, carne, diamanti, uranio, ottone, ecc…), una rete stradale eccellente, leggi amministrative e giuridiche ben a posto, turismo di qualità, poco debito esterno, due milioni di abitanti soltanto per un territorio di 825.000 kmq. Paragonata agli altri paesi africani sub-sahariani, il suo livello di vita è quattro volte superiore alla media. Fatto inedito: vi è assicurata una pensione di N$ (58 Euro) mensili per gli anziani neri (non ce ne sono molti!) e bianchi.

Certo, nell’indipendenza, c’erano anche degli problemi: una grande povertà nelle zone rurali che però il nuovo governo non è riuscito a colmare, al contrario, il divario si è ingrandito; una etnia maggioritaria, gli Ovambo, che detengono ancora oggi quasi tutti i posti chiave malgrado lo slogan «una Namibia, una nazione»; l’AIDS, stimata al 15% della popolazione e che ha decimato gli esecutivi e lasciato 10.000 orfani in balia di famiglie altrui. La speranza di vita è pure diminuita da 63 a 57 anni e, cattivo segno, i tedeschi (antichi colonizzatori fino alla I Guerra Mondiale) erano 20.000 all’indipendenza e oggi non sono solo 2000.

Il tasso della disoccupazione non è diminuito, anzi: si stima sia tra il 40 e il 50%, e al 75% presso i giovani dai 18 ai 25 anni. La formazione professionale della gioventù è totalmente inadeguata, sullo stile dell’Africa del Sud. La Namibia era la beniamina della comunità internazionale, reputata per il suo buon governo, la sua stabilità, la sua democrazia. Tuttavia oggi sorgono diverse domande. Tra il 1990 e il 2008, essa ha ricevuto 2 miliardi di aiuti per lo sviluppo da accordi bilaterali e multilaterali e ciò rappresenta 900 Euro per abitante; vi si aggiunga il programma di aiuto supplementare 2010-2014 per la realizzazione degli Obbiettivi del Millennio per lo Sviluppo che arriva a 230 milioni di Euro: si resta allora perplessi davanti a queste cifre perché un milione di abitanti vive ancora in povertà quando non nella fame. Il governo e i privati (che sono esecutivi agli ordini del potere) hanno costruito elefanti bianchi a Windhoek, la capitale: il palazzo presidenziale dell’anteriore presidente Sam Nujoma che dirige ancora il paese all’ombra del suo successore, il presidente Pohamba; il recente museo di Windhoek; le banche; i giganteschi centri commerciali all’americana, soprattutto nella zona costiera di Swakopmund.

Il governo è poi attivo nel distribuire i permessi per l’esplorazione mineraria (uranio) nello splendido deserto del Namib nella regione d’Erongo, che è un parco nazionale: alcune 66 società minerarie, la maggior parte di origine australiana, canadese e cinese vi scavano il loro perforazioni lasciando libere le polveri radioattive. Di queste società operative, la più antica è la Rössing Uranium (della inglese Río Tinto http://www.rossing.com/riotinto.htm), che ha da poco ceduto la sua più grossa miniera, la Usab, a dei Cinesi. La francese Areva è pure presente, ma pare voglia ritirarsi per aver fatto cattivi affari. L’Iran ha il 15% di partecipazioni nella Rössing fin dal tempo dello Shah. L’importante istituto di ricerca, il Gobabeb Desert, che ha cinquant’anni di esistenza e nel quale lavorano diversi scienziati di fama mondiale, sta chiudere perché non può più lavorare in simili destabilizzanti condizioni.

E’ comunque la notizia della costruzione di un’eventuale centrale nucleare -a «scopo pacifico» si dice- per due milioni d’abitanti in un paese, dove l’energia solare è inesauribile, che mostra l’assurdità della follia neo-liberale, politica e strategica del governo, che ha nei Cinesi e Russi i suoi grandi amici: furono essi a sostenere la Swapo, l’allora movimento di liberazione e ora partito politico al potere, con armi e truppe. I Paesi occidentali si erano negati ad aiutarlo per non indisporre l’Africa del Sud! Gli specialisti in estrazione mineraria sono molto preoccupati: “Se tutto questo non è ben gestito dalla Finlandia e le garanzie necessarie ben attivate, questa corsa verso l’uranio sarà negativa per l’ambiente, le persone, il turismo, la vita stessa; è vero ci saranno migliaia di posto di lavoro”.

L’ultima bomba contro l’ambiente è l’arrivo improvviso della British Petroleum che si accinge a forare al largo di Walvis Bay, il solo porto di acque profonde del paese, al nord nei pressi della frontiera con l’Angola. Tutto si sta facendo senza consultare la gente e nella più grande opacità. Una guida turistica è costernata: “Tutte queste perforazioni, anche per il gas e per i diamanti più a sud, provocano onde che fanno fuggire al largo molte specie di pesci, le foche, i delfini e le balene. L’eco-sistema marino ne è perturbato; un allevatore di ostriche deve chiudere il suo allevamento ormai contaminato, quando la ricchezza del plancton namibiano le rendeva così saporite”!

Si resta senza parole davanti al saccheggio della bellezza e delle risorse di questo magnifico paese, organizzato da piovre multinazionali che estendono i loro tentacoli dappertutto e da “mercanti del tempio” del consumo e del lusso. E a beneficio di chi è questa strategia politica? Un namibiano, anziano combattente per l’indipendenza, si ribella davanti alla manomessa dei Cinesi sulla Namibia e parla di “dragoni”. In effetti, sono i Cinesi a dettare i termini degli investimenti. La loro ragnatela si estende ormai su tutto il continente africano come hanno fatto nel passato gli europei. E non si comprende nemmeno perché tutte le risorse naturali -uranio, diamanti, carne, ottone, gas- apportino meno del 9% del Pil! La Namibia sembra seguire lo stesso cammino di altri paesi africani, come fa d’altronde l’Africa del Sud: è il tradimento della classe dirigente e la re-colonizzazione del paese attraverso le politiche neoliberali.

Vedere: Africa, 50 anni d’indipendenza, un sito Web per conoscere i paesi che hanno raggiunto l’indipendenza cinquant’anni fa. http://afrique.arte.tv/# 

Foto. Il deserto della Namibia (Renato)

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