Giustizia, Pace, Integrità del Creato
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RDC: verso le elezioni del 28 novembre 2011

Kinshasa, Afrique Espoir 15.10.2011 Tonino Falaguasta Nyabenda Traduzione di: Originale Francese

Non é possibile che si dica di volere elezioni pacifiche e nello stesso tempo non essere capaci di calmare gli spiriti per impedire le violenze.

La situazione politica nella Repubblica Democratica del Congo sembra andare pericolosamente alla deriva.

Il 29 settembre scorso, per esempio, il partito di Etienne Tshisekedi (UDPS) aveva organizzato una manifestazione per esigere un clima pacifico e uno svolgimento della campagna politica nella calma. La manifestazione ha avuto luogo a Kinshasa e nelle principali città del Congo.

Chi si é avvicinato alla folla partita dalla 10ème Rue, dove Tshisekedi ha la residenza, per andare verso il Boulevard 30 Giugno al centro di Kinshasa, dove la CENI –la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente- ha visto gente armata di bastoni e di pietre.

Eppure tutti gridano che vogliono la pace e chiedono con insistenza che le elezioni del 28 Novembre prossimo si svolgano in un clima di serenità e di trasparenza.  In una nota dell’8 agosto scorso, otto capi di Confessioni Religiose hanno espresso il loro desiderio di vedere le elezioni in Congo svolgersi in un clima pacifico.

“In quanto organizzazione Confessioni Religiose -hanno affermato- noi non dobbiamo, nonostante le preferenze individuali, prendere posizione per questo o quel partito, né dare delle indicazioni di voto in favore o contro un tale o tal’altro candidato, eccetto evidentemente in caso di proclami contro la morale, la dignità della persona umana e le convinzioni religiose”.

Questo sentimento dei capi religiosi é condiviso dalla maggioranza della popolazione. Nessuno vuole la violenza e soprattutto nessuno desidera rifare l’esperienza del 2006 quando i due finalisti (Kabila e Bemba) si sono presi a cannonate. Nessun cattolico poi vorrebbe vedere la Chiesa parteggiare per l’uno o l’altro dei candidati. Cinque anni fa la base cristiana si era scandalizzata al vedere dei Vescovi prendere partito per un candidato. Tanto che il Cardinal Laurent Monsengwo (allora arcivescovo di Kisangani) era intervenuto personalmente per calmare le acque. Anche l’otto settembre scorso il Monsengwo, assieme al Presidente della Conferenza Episcopale, Mons. Nicolas Ndjomo, al suo vice e ad altri cinque Arcivescovi del paese, ha parlato fortemente in favore della pace.

In effetti, in alcune città del Congo, e particolarmente a Kinshasa, c’erano state manifestazioni politiche violente che hanno causato danni a infrastrutture e la morte di due persone. I Pastori della Chiesa hanno ripetuto che “il saggio domina la sua collera” (Proverbi 29, 11); hanno chiesto poi a tutti di fuggire la violenza e alle autorità di garantire la sicurezza perché le prossime elezioni siano libere, pacifiche, trasparenti e democratiche.

A questo scopo la Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO) ha lanciato ufficialmente, il 23 settembre scorso, una campagna di educazione civica ed elettorale. La Commissione Giustizia e Pace della CENCO ha presentato del materiale prodotto a questo fine: un CD con canti, fumetti appropriati su come eleggere i candidati, manifesti, ecc. Sono state inoltre preparate delle emissioni radio da diffondersi nelle 32 radio cattoliche del paese in francese e nelle quattro lingue nazionali (tshiluba, lingala, kikongo e kiswahili). Il tema di queste emissioni é: “Elezioni nella pace e per lo sviluppo”. 

Ci sono 11 candidati per le elezioni presidenziali e 19.497 per i 500 seggi dei deputati. Secondo la CENI, gli elettori iscritti sono 32.024.640. L’invio del materiale elettorale verso i 15 hubs, a cui bisogna aggiungere la città di Beni, è già cominciato. I kit di voto sono stati ordinati alla Cina. Le cabine di voto vengono dal Libano.

La campagna elettorale comincerà ufficialmente il 28 ottobre prossimo. Ma nella città di Kinshasa ci sono già affissi cartelli pubblicitari con immense foto di Kabila, il “realizzatore dei 5 cantieri”. Non è già questa pubblicità elettorale?

Di fatto chi ne ha i mezzi (soprattutto Radio e stazioni televisive) già da qualche tempo si è dato da fare. Digital Congo per esempio é una televisione della sorella di Joseph Kabila e quindi si può pensare da che parte stia. Tele50 poi è stata inaugurata da poco direttamente del Presidente attuale per celebrare i 50 anni dell’indipendenza del Paese. La televisione RLTV, che faceva propaganda per un oppositore, é stata incendiata il 5 settembre scorso. Si stanno cercando tutte le possibilità per far passare i propri candidati.

Nel frattempo, la situazione nel paese non é tranquilla. Secondo la MONUSCO (le forze delle Nazioni Unite), ci sono al meno 4.000 elementi, per parlare solamente del Nord e Sud Kivu, che provocano migliaia di sfollati e impediscono di vivere in tranquillità. Secondo testimoni oculari di Butembo e dintorni (Nord Kivu), un gran numero di ruandesi sta acquistando case e terreni, provocando malessere e desiderio di reazioni violente da parte della popolazione locale.

Freddy Mulumba direttore del quotidiano “Le Potentiel” di Kinshasa, afferma che tra chi é al potere e l’opposizione le accuse reciproche stanno aumentando, quasi a far capire che tutti hanno paura delle elezioni del 28 novembre prossimo. Egli scrisse testualmente, nell’edizione del 29 settembre 2011: “Non é possibile che, da una parte e dall’altra -tra chi é al potere e chi é all’opposizione-, si dica di volere delle elezioni pacifiche e nello stesso tempo non si sia capaci di calmare gli spiriti per impedire le violenze”.

Staremo a vedere.

Nota.

1-. Un link importante: http://africanarguments.org/2011/10/11/congo-votes-again-consolidating-democracy-or-deepening-the-confusion-by-kris-berwouts/

2-. I partiti in lizza si sono incontrati ad Addis Abeba per negoziare un codice di condotta che consenta la tolleranza ed eviti discorsi infiammatori. Il principale partito non ha firmato. La maggior parte delle persone crede che la legge “Un solo turno” è un grosso problema, perché si può vincere il mandato con una minima differenza e diventare Presidente. Già vi sono reclami riguardanti il processo elettorale: i leader dell'opposizione dicono che sono stati iscritti dei minori d’età. C’è anche la questione degli stranieri: all’est i Tutsi congolesi sono riconosciuti come elettori, ma anche ruandesi sono presenti nella parte orientale del Congo e anche questi voteranno. Ci sono inoltre ondate di migrazioni: si dice che sono rifugiati che tornano, ma i segni sono piuttosto di migrazioni di massa per occupare il Congo orientale. C'è tutta una storia di gruppi etnici situati su entrambi i lati delle frontiere. Il tribalismo è un fattore che gioca molto: "Posso portare con me il mio gruppo etnico e la mia regione: faranno coalizione con me". Tchisekedi sostiene di non fare accordi questo tipo, che minano il processo. Per molti è il male minore, ma è anche il più vecchio.

Foto. Kabila y Tshisekedi, principali candidati. Radio Okapi / Dr. John Bompengo.

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