Giustizia, Pace, Integrità del Creato
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L’ACCAPARRAMENTO DI TERRE

Un’attività ambigua

Le transazioni di terre

Molte transazioni sono effettuate tra governi ospiti e aziende private. Questi investimenti si fanno per acquisizione o per contratto di affitto a lungo termine. Nella maggioranza dei casi, si effettuano in paesi poveri o in via di sviluppo, in cui la giurisprudenza agricola si basa su norme informali o tradizionali. Il settore privato è l’attore principale di queste transazioni e include l’agroindustria, le banche di investimento, i fondi di copertura e i commercianti di materie prime. Tuttavia, negli ultimi anni gli stati e i fondi sovrani di investimento hanno cominciato a svolgere un ruolo molto importante. In molti casi il governo si occupa delle trattative e, a cambio di questo, offre incentivi per gli investimenti del settore privato.

I governi nazionali hanno il potere reale nelle loro mani, ma in generale le loro burocrazie non gli permettono di gestire adeguatamente questi procedimenti complessi. 

Gli acquisti di grandi estensioni di terra sono apparentemente legali ai sensi delle legislazioni locali. Il problema sorge quando le leggi locali sulla proprietà e sulla coltivazione delle terre sono vaghe e non proteggono sufficientemente i diritti dei piccoli proprietari e particolarmente quelli delle donne, e quindi, non sono riconosciute a livello internazionale. Quindi, molte di queste transazioni non vengono effettuate in termini equi. 

I piccoli proprietari che subiscono la minaccia di essere cacciati dalle loro terre non possono procedere nelle trattative in modo efficace, né in termini per loro favorevoli quando trattano con questi potenti attori nazionali e internazionali. Non hanno nemmeno la capacità di fare rispettare gli accordi, nel caso in cui gli investitori non implementino le infrastrutture locali o non creino i posti di lavoro promessi. Quindi, questi rapporti diseguali di potere al momento della transazione mettono a rischio i mezzi di sussistenza dei poveri. Questa disiguaglianza nel potere di trattativa si aggrava quando i piccoli proprietari non possidono alcun titolo formale di proprietà, ma hanno vissuto e lavorato la terra secondo accordi di tipo tradizionale. 

Mentre gli utilizzatori locali hanno diritti vaghi o inesistenti sulle terre o sull’acqua in termini giuridici internazionali, gli investitori stranieri operano per ottenere l’assicurazione dei propri diritti contrattuali affinché, in caso di controversia, possano esigere soluzioni favorevoli per le eventuali liti.

Molti paesi africani sono stati indotti a firmare trattati per aprire le porte a questi investimenti. Questi trattati sugli investimenti hanno clausole tali come “trattato nazionale”, “nazione molto favorita”, “trattato giusto ed equo” o “protezione e sicurezza totale”, che proteggono gli investitori e determinano che la rescissione unilaterale del contratto da parte dei governi ospitanti venga ritenuta un’espropiazione che comporta una compensazione economica.

Il paese ospite che vende o affitta la terra valuta i benefici considerando soprattutto: la creazione di posti di lavoro e lo sviluppo agricolo e delle infrastrutture che si prevede che implementino gli investitori, per aiutare lo sviluppo economico del paese. Normalmente, queste aspettative si esplicitano poche volte nei contratti e spesso non sono nemmeno conosciute. Si tratta più di promesse verbali che di obblighi legali. I governi scommettono, frequentemente, nell’appoggiare le iniziative dei grandi produttori che usano mezzi ingenti per il loro lavoro, piuttosto di promuovere i minifondi dell’agricoltura familiare. Non hanno nemmeno la preoccupazione di vegliare sulla rotazione delle coltivazioni, dimenticano la presenza dei pastori o l’uso di proprietà comunitarie. Tali stati ritengono queste terre “libere” solo perché non sono utilizzate in modo industriale.

Spesso, i governi offrono grandi estensioni di terra a prezzi più bassi rispetto alle tariffe in uso per le transazioni locali. In molti casi la somma pagata non è nemmeno resa pubblica; in altri, gli investitori non pagano l’acqua che consumano, o pagano solamente un canone annuale, indipendentemente dalla quantità utilizzata. Molti investitori sono incentivati attraverso agevolazioni fiscali, con il pagamento di tariffe preferenziali o assolutamente nulle. È anche possibile che questi contratti non contemplino clausole che assicurino l’uso di operai locali. 

Le conseguenze sociali ed economiche per le comunità locali possono quindi risultare disastrose e violare innumerevoli diritti umani di base: dall’alimentazione adeguata all’acqua, dal lavoro ad un’abitazione degna. 

I governi nazionali hanno il compito di proteggere i diritti e gli interessi delle comunità locali e dei titolari delle terre. I governi spesso falliscono nella salvaguardia di tali diritti, per i quali sono stati eletti, a causa della corruzione. Molti funzionari pubblici cadono nella trappola di guardare prima di tutto il proprio beneficio personale, si alleano con gli investitori, attraendoli con prezzi bassi e altri incentivi, e li aiutando addirittura a espellere i contadini dalle loro terre. v

A causa dell’assenza di misure nazionali e internazionali che difendono i diritti di coloro che vivono sulle terre che sono state loro per tradizione, la febbre attuale per l’acquisto indiscriminato di terreni agricoli renderà peggiorare la situazione di moltissime famiglie povere, che, spesso, si vedranno espulse dalle loro terre senza avere la possibilità di ricorrere alla giustizia. 

Pochi stati hanno leggi proprie riguardanti gli investimenti internazionali in terre e le legislazioni interne sono limitate; i contadini possono affrontare questa minaccia solo attraverso le norme internazionali sui diritti umani, reclamando i diritti all’alimentazione e alla proprietà. Tuttavia, la protezione di base che offre il Diritto Internazionale per garantire i diritti umani presenta varie deficienze. Per esempio, la Carta Africana dei Diritti Umani afferma il diritto alla proprietà, ma non esige che gli stati compensino i titolari di tali diritti nel caso subiscano perdite e si limita a chiedere il rispetto della legislazione di riferimentovi



La popolazione locale, che è quella che subisce i danni maggiori, è la parte meno consultata in queste transazioni. Normalmente, l’impatto di questi contratti sulla popolazione locale non viene nemmeno tenuto in considerazione. Tuttavia, sono sempre di più i contadini e le associazioni di produttori o le organizzazioni comunitarie che fanno sentire la loro voce al momento di trattare su questo “commercio” di terre.

Esiste anche un gran bisogno di implementare meccanismi che rendano trasparenti le trattative e i trattati, affinché in questo modo vengano rispettati e salvaguardati i bisogni della gente e dell’ambiente.

Inoltre un gran numero di investitori non ha alcuna esperienza in agricoltura e altri non sanno niente sull’agricoltura a grande scala. Questo può causare conseguenze tremende sia per la gente, sia per l’ambiente e il futuro di queste aree.

Infine è necessario sottolineare che molti acquisti di terre si fanno mediante contratti formalmente corretti, in quanto non violano leggi internazionali o nazionali; questo semplicemente perché non esistono regole per questo tipo di operazioni. 

Per comprendere se gli acquisti o le concessioni di terre siano o meno un modo di "accaparramento", dobbiamo considerare:
 

  • Se sono violati i diritti umani, specialmente quelli delle donne.
  • Se si basano sul consenso libero, informato e previo delle parti interessate.
  • Se contano su studi di impatto sociale, economico, ambientale e di genere.
  • Se si fondano, più o meno, su contratti trasparenti che specifichino chiaramente i diritti e i doveri sulle attività, sull’uso e sulla distribuzione dei benefici.
  • Se si basano su piani effettivamente democratici, su una valutazione indipendente e su una vera partecipazione. vii

È compito dei governi nazionali effettuare queste analisi, cosa che molto spesso non viene fatta a causa della corruzione e del desiderio di allearsi con gli investitori per ottenere benefici personali. Anche quando capitali stranieri e banche seguono politiche di responsabilità, agiscono raramente con misure e norme localmente accettabili. Le comunità locali avrebbero la possibilità di cercare protezione nel Diritto Internazionale, ma spesso tale possibilità viene loro negata.

Quando i governi nazionali non rispettano i diritti e gli interessi delle comunità locali, diventa necessario che la comunità internazionale implementi le azioni opportune affinché il problema diventi di conoscenza pubblica e si trovino dei canali di investimento corretti e sostenibili, per le transazioni in terre agricole.