Giustizia, Pace, Integrità del Creato
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"Sul popolo dei dispersi splendette una grande luce"

Newark 09.12.2012 John Paul Pezzi Traduzione di: Jpic-jp.org

Lettera di Natale di Gian Paolo Pezzi

Carissimi,

“mentre la notte era al suo culmine, Sul popolo dei dispersi splendette una grande luce”: ecco come si annuncia la nascita del Messia.

La notte al suo culmine negli Stati Uniti quest’anno si chiama: Uragano Sandy, massacro di bambini nella scuola di Newtown dall’ironico nome Sandy Hook (arpione), il debito pubblico di 13.000 miliardi di dollari. E’ una luce splendente che fa’ aprire gli occhi: il cambio climatico, il problema delle armi leggere, il debito interno ed estero sono ombre di morte che pesano non solo su “stati canaglia” -come agli USA piace definire i paesi che dissentono dalla loro politica-, ma arrivano diretti al cuore anche delle nazioni ricche e che si pretendono al sicuro.

            “Quello che non accogli per amore ti toccherà accettarlo per forza”, ripete l’antica saggezza. E la gente comincia a capire per esempio che la vendita delle armi senza controlli efficaci non è rispettare il 2° Emendamento costituzionale –che da’ a ogni cittadino il diritto d’avere armi proprie- ma è un affare di soldi: il mercato delle armi leggere ha fruttato $ 70 miliardi nel 2010, il 40% negli Stati Uniti.

Troppa gente (s)ragiona come le scimmie di non ricordo che paese. I cacciatori affondano nel terreno, dove le scimmie amano radunarsi, dei vasi dal collo lungo e stretto, lasciando libera solo l’apertura a pelo d’erba; vi mettono dentro riso e bacche di cui le scimmie vanno ghiotte; le scimmie arrivano curiose, esaminano i vasi, v’infilano dentro le mani, afferrano le ghiottonerie. Il collo dei vasi è stretto, la mano vuota vi scivola dentro facilmente, quando è piena, non si può più tirarla fuori. Le scimmie tirano e tirano, ma non le sfiora neppure il pensiero di aprire la mano e abbandonare ciò che stringono in pugno. Arrivano i cacciatori e le catturano. E i fabbricanti d’armi, per evitare questi massacri di bimbi che nelle scuole si ripetono ormai da anni con un’ossessiva frequenza, che propongono? Armare i maestri, i bidelli, gli assistenti: così le carneficine future d’innocenti saranno più battagliate. Quante vite perse per non allentare i pugni che stringono soldi e potere!

Eleganti e sorridenti, le riviste patinate, le radio e i teleschermi tendono le loro trappole agli angoli delle strade. Cresce così un popolo dai pugni perennemente chiusi e dal cuore spento.

Io voglio essere felice, disse un tale a Buddha. Questi rispose: Comincia a tirar via l’Io, è egoismo; poi elimina il voglio che è cupidigia; e rimarrai con l’essere felice.

Troppo spesso sotto un natale di luci e regali si nasconde solo il nostro io, il nostro voler apparire, lo stringere in pugno quello che comunque un giorno dovremo lasciare. E con questo perdiamo il senso delle cose più belle: il cerchio della felicità che si costruisce con la solidarietà, proprio come fanno i bambini pigmei poveri e semplici, con piedi che sono nudi e veri.

            L’appuntamento per gli auguri di Natale è una tradizione che rischia di essere formale e vuota. Meno male che poi ci pensano i problemi -non certo l’annunciata fine del mondo secondo i Maya- a farci sentire il bisogno di svegliarci, di attendere qualcosa di nuovo, di sperare.

Alla sua nascita di Gesù si disse: Dio amerà questo bimbo, come tutti. Poi Gesù si mise a predicare e la gente riconobbe che amava Dio. E fu così che Gesù riconobbe la sua identità con Dio e come Dio fu riconosciuto. E’ di questa coscienza di noi stessi che abbiamo bisogno e di sapercela assumerla vitalmente.

Auguri, dunque, di Buon Natale e di un fecondo cammino nel Nuovo Anno 2013.

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