Giustizia, Pace, Integrità del Creato
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"Vogliamo storie! Raccontaci delle storie, mamma!"

Newsletter Missionari Comboniani 25.07.2024 Equipe dei Missionari Comboniani Tradotto da: Jpic-jp.org

C’era una volta, tanto tempo fa, così tanto tempo fa che doveva essere vicino all'epoca in cui il Primo Uomo e la Prima Donna camminarono sulla terra, una donna di nome Manzandaba e suo marito Zenzele.

Vivevano in una casa tradizionale in un piccolo villaggio tradizionale. Avevano molti figli e, per la maggior parte del tempo, erano molto felici. Trascorrevano le giornate lavorando, intrecciando cesti, conciando pelli, cacciando e coltivando la terra vicino alla loro casa. Di tanto in tanto scendevano fino al grande oceano e giocavano sotto il sole sulla sabbia, ridendo dei buffi granchi che vedevano correre qua e là e gioendo degli uccelli che si tuffavano e si libravano nel vento del mare.

Zenzele aveva il cuore di un artista e amava scolpire. Creava bellissimi uccelli da vecchi ceppi d'albero. Con la sua ascia poteva scolpire i più meravigliosi impala e antilopi kudu nella pietra.

Ma la sera, quando la famiglia si riuniva intorno al fuoco prima di andare a dormire, non erano così felici. Era troppo buio per intrecciare o scolpire, eppure troppo presto per dormire.
"Mamma, – gridavano i bambini – Vogliamo storie! Raccontaci delle storie, mamma!"

Manzandaba pensava e pensava, cercando di trovare una storia da raccontare ai suoi figli, ma era inutile. Lei e Zenzele non avevano storie da raccontare. Chiesero consiglio ai loro vicini, ma nessuno di loro conosceva storie. Ascoltarono il vento. Il vento stava forse cercando di raccontare loro una storia? No, non sentirono nulla. Non c'erano storie, né sogni né racconti magici nel vento.

Un giorno, Zenzele disse a sua moglie che doveva partire in cerca di storie. Le promise di occuparsi della casa, badare ai bambini, rammendare, lavare, spazzare e pulire, purché lei tornasse con delle storie per la loro gente. Manzandaba accettò. Baciò suo marito e i suoi figli e partì alla ricerca di storie.

La donna decise di chiedere a ogni creatura che incontrava se avesse storie da condividere. Il primo animale che incontrò fu Nogwaja, la lepre. Era un vero imbroglione! Ma pensò che fosse meglio chiederglielo comunque.
"Nogwaja, hai delle storie? Il mio popolo è affamato di racconti!" "Storie? – strillò Nogwaja – Ma ne ho centinaia, migliaia, no... milioni!" "Oh, per favore, Nogwaja – supplicò Manzandaba – dammene alcune affinché possiamo essere felici!" Nogwaja rispose: "Beh, non ho tempo per le storie ora. Non vedi che sono terribilmente occupato? Storie durante il giorno, ma va!" E Nogwaja saltò via in fretta. Stupido Nogwaja! Stava mentendo! Non aveva affatto storie!

Sospirando, Manzandaba proseguì il suo cammino. Il prossimo incontro fu con una madre babbuina e i suoi cuccioli. "Oh, Fene! – la chiamò – Vedo che anche tu sei una madre! I miei figli piangono per le storie. Hai delle storie che potrei portare loro?" "Storie? – rise la babbuina – Ti sembro qualcuno che ha tempo per raccontare storie? Con tutto il lavoro che devo fare per nutrire i miei figli, tenerli al sicuro e al caldo, pensi che abbia tempo per le storie? Sono contenta di non avere figli umani che piangono per queste sciocchezze!"

Manzandaba proseguì. Poi vide un gufo su un fico selvatico. "Oh, Khova – chiamò –, puoi aiutarmi? Sto cercando delle storie. Hai delle storie che potresti darmi per portarle a casa mia?" Il gufo fu molto infastidito per essere stato svegliato. "Chi fa rumore nelle mie orecchie? – ululò – Cos’è questa interruzione? Cosa vuoi? Storie! Hai osato svegliarmi per delle storie? Che maleducazione!" E con ciò, il gufo volò su un altro albero, molto più in alto, dove credeva che sarebbe stato lasciato in pace. Presto si addormentò di nuovo. E Manzandaba proseguì tristemente.

Fu allora che incontrò un elefante. "Oh, gentile Ndlovu – chiese –, sai dove potrei trovare delle storie? Il mio popolo è affamato di racconti e noi non ne abbiamo!" L'elefante era un animale gentile. Vide lo sguardo negli occhi della donna e subito provò pietà per lei.
"Cara donna – disse –, non conosco storie. Ma conosco l'aquila. È il re degli uccelli che vola molto più in alto di tutti gli altri. Non pensi che potrebbe sapere dove trovare storie?"
"Ngiyabonga, Ndlovu! – disse Manzandaba –. Grazie mille!"

Così Manzandaba iniziò a cercare Nkwazi, la grande aquila pescatrice. Lo trovò vicino alla foce del fiume Tugela. "Nkwazi! Nkwazi!" lo chiamò. Lo sorprese così tanto che l’aquila lasciò cadere il pesce che stava per prendere. "Perché mi fai perdere la cena?" abbaiò l’aquila.
"Oh, grande e saggia Nkwazi, – iniziò Manzandaba – il mio popolo è affamato di storie. Cerco da tempo racconti da portare loro. Sai dove potrei trovarli?" L’aquila rifletté. "Io anche se saggio conosco solo le cose della terra, ma conosco qualcuno che sa anche i segreti del profondo oceano. Aspetta qui e lo chiamerò per te!"

Così Manzandaba aspettò pazientemente aqnche se I giorni passarono numerosi. Finalmente, Nkwazi tornò con una grande tartaruga marina. “Sawubona, nkosikazi – gridò -. Sono tornato e ho avuto successo! La mia amica, Ufudu Lwasolwandle, la grande tartaruga marina, ha accettato di portarti in un posto dove puoi trovare storie!” A quelle parole la grande tartaruga marina spuntò dalle acque dell'oceano."Woza, nkosikazi – disse la tartaruga con la sua voce profonda –. Sali sul mio dorso e tieniti forte al mio guscio. Ti porterò nella Terra degli Spiriti."

Manzandaba salì sul dorso della tartaruga e si avventurò nelle profondità dell’oceano. Era stupita. Non aveva mai visto cose così belle prima in vita sua. Alla fine giunsero sul fondo dell'oceano dove dimorano gli Spiriti. La tartaruga marina la portò direttamente davanti ai troni del Re e della Regina. Erano così regali! All'inizio Manzandaba aveva un po' paura a guardarli. Si inchinò davanti a loro.

"Cosa desideri da noi, donna delle terre asciutte?" chiesero. Così Manzandaba raccontò loro il suo desiderio di portare storie alla sua gente. "Havete delle storie che potrei raccontare loro?" chiese piuttosto timidamente. “Sì – risposero -, abbiamo tante storie. Ma cosa ci darai in cambio di quelle storie, Manzandaba?” "Cosa desiderate?" chiese Manzandaba.

“Ciò che vorremmo davvero –dissero -, è un’immagine della tua casa e della tua gente. Noi non potremo mai andare nelle terre asciutte, ma sarebbe così bello vedere quel posto. Puoi portarcene un’immagine, Manzandaba?»

“Oh, sì! – rispose -. Posso farlo! Grazie, grazie!” Quindi, Manzandaba risalì sul dorso della tartaruga che la riportò a riva. La ringraziò abbondantemente e le chiese di tornare con la prossima luna piena per incontrarsi con lei e l’immagine.

La donna raccontò alla sua famiglia tutte le cose che aveva visto e sperimentato durante il suo viaggio. Quando finalmente arrivò alla fine del racconto, suo marito gridò con gioia. “Sì, posso farla! Posso scolpire una bellissima immagine nel legno per gli Spiriti in cambio delle loro storie!” E si mise subito al lavoro.

Manzandaba era così orgogliosa di suo marito e dell'abilità delle sue dita. Lo osservò mentre l'immagine che scolpiva prendeva vita. C'erano i membri della loro famiglia, la loro casa e il loro villaggio. Ben presto altri nella comunità vennero a sapere del viaggio di Manzandaba e delle storie promesse e vennero anche loro per vedere la creazione di Zenzele prendere forma.

Quando la luna rotonda successiva mostrò il suo volto, Zenzele era pronto. Legò con cura la scultura sulla schiena di Manzandaba che salì di nuovo sul dorso della tartaruga e con lei partì verso il Regno degli Spiriti.

Quando videro l'immagine, il Re e la Regina degli Spirito furono così felici! Lodarono il talento di Zenzele e come ringraziamento regalarono a Manzandaba una collana speciale fatta delle migliori conchiglie per suo marito. E poi si rivolsero alla stessa Manzandaba.

“Per te e la tua gente – hanno detto – regaliamo storie”. E le consegnarono la conchiglia più grande e bella che Manzandaba avesse mai visto. “Ogni volta che vuoi una storia – dissero -, avvicina questa conchiglia all’orecchio e avrai la tua storia!”

Manzandaba li ringraziò per la loro estrema gentilezza e tornò nel suo mondo. Quando arrivò alla riva, ad accoglierla c'erano la sua famiglia e tutta la gente del suo villaggio. Si sedettero attorno a una grande fogata e gridarono: “Raccontaci una storia, Manzandaba! Raccontaci una storia!”

Manzandaba allora si sedette, portò la conchiglia all'orecchio e cominciò: "Kwesuka sukela...".

Ed è così che sono nate le storie!  (Una storia tradizionale Zulu – Sud Africa – Pixabay)

Vedere, “We want stories! Tell us some stories, Mama!”

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